03/06/2020 05:31 PM
Pillole di Diritto

Le offese in video chat integrano la fattispecie depenalizzata di ingiuria e non il delitto di diffamazione.

Le offese in video chat integrano la fattispecie depenalizzata di ingiuria e non il delitto di diffamazione.
Le offese in video chat integrano la fattispecie depenalizzata di ingiuria e non il delitto di diffamazione.


Corte di Cassazione, Sez. V, Pen., sent. N. 10905/2020

            La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 10905/2020, ha distinto il delitto di diffamazione dalla fattispecie, ormai depenalizzata, di ingiuria, nelle ipotesi in cui le espressioni offensive siano pronunciate in una video chat.

            Al termine del giudizio di primo grado, l'imputato è stato dichiarato colpevole del delitto di diffamazione e condannato alla pena di Euro 600,00 di multa. La Corte di Appello di Milano, successivamente investita, ha confermato le statuizioni del giudice di primo grado. Avverso tale decisione, il difensore dell'imputato ha proposto ricorso per cassazione deducendo il vizio della violazione di legge, in relazione all'art. 595 c.p., per avere il giudice di merito erroneamente qualificato il fatto come delitto di diffamazione anziché di ingiuria. In particolare, la difesa ha evidenziato che gli insulti erano stati rivolti nel corso di una video chat privata direttamente all'offeso, unico interlocutore dell'agente, ed altre persone ne erano venute a conoscenza soltanto in seguito alla pubblicazione della conversazione medesima in un canale YouTube.

            La Cassazione ha accolto il ricorso.

Secondo il giudice di legittimità, con riguardo alle espressioni offensive pronunciate nel corso di una video chat, occorre distinguere i casi in cui le parole dell'agente siano rivolte direttamente alla persona dell'interlocutore, da quelli in cui, invece, la comunicazione intercorra con persone diverse dal soggetto cui le offese si riferiscono, il quale, in tale occasione, non deve trovarsi nelle condizioni di interloquire. Soltanto in quest'ultimo caso è configurabile il delitto di diffamazione.

            Pertanto, la Suprema Corte, riqualificando il fatto nel delitto di ingiuria e rilevando che tale fattispecie criminosa è stata oggetto di depenalizzazione, ha annullato la sentenza di condanna perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

Avv. Sergio Culotta

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