28/04/2020 07:52 PM
Pillole di Diritto

IL CONCETTO DI “COSE MOBILI” NEL REATO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA – I DATI INFORMATICI COME “COSE MOBILI”.

IL CONCETTO DI “COSE MOBILI” NEL REATO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA – I DATI INFORMATICI COME “COSE MOBILI”.
IL CONCETTO DI “COSE MOBILI” NEL REATO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA – I DATI  INFORMATICI COME “COSE MOBILI”.


Con sentenza n. 11959/2020, la sez. II della Corte di Cassazione si è pronunciata sul concetto di “cose mobili” nel reato di appropriazione indebita di cui all’art. 646 c.p. 

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile [c.c. 812; c.p. 624] altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 [c.p. 29].

Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario [c.c. 1783], la pena è aumentata [c.p. 64].

[Si procede d'ufficio, se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell'articolo 61 [c.p. 649]

IL CASO

La questione riguarda la condotta si un soggetto che, prima di presentare le dimissioni alla società per la quale lavorava, restituisce il personal computer aziendale con l’hard disk formattato, senza traccia dei dati informatici originariamente presenti, i quali venivano trasferiti su altri computer di proprietà del soggetto, provocando il malfunzionamento del sistema informatico aziendale.

LE CONSIDERAZIONI DELLA CORTE

Nella materia penale il concetto di “cose mobili” riguarda la necessità che la cosa sia suscettibile di “fisica detenzione, sottrazione, impossessamento od appropriazione, e che a sua volta possa spostarsi da un luogo ad un altro, o perché ha l’attitudine a muoversi da sé, o perché può essere trasportata da un luogo ad un altro o, ancorché non mobile ab origine, resa tale da attività di mobilizzazione ad opera dello stesso autore del fatto, mediante sua avulsione o enucleazione”.

Sono esclusi, quindi, i beni immateriali (opere dell’ingegno, idee e informazioni in senso lato).

Nel caso di specie occorre considerare la possibilità di ritenere il file una cosa mobile.

Ebbene, secondo le nozioni informatiche, il file è “l’insieme dei dati, archiviati o elaborati, di cui sia stata attribuita una denominazione secondo le regole tecniche uniformi”.

È la struttura principale con cui si archiviano i dati su un determinato supporto di memorizzazione digitale.

Pur se difetta il requisito della apprensione materialmente percepibile del file in sé considerato ( se non quando esso sia fissato su di un supporto digitale che lo contenga), il file rappresenta una cosa mobile, con struttura definibile, con la possibilità di misurarne l’estensione e la capacità di contenere i dati, suscettibile di essere trasferito da un luogo ad un altro.

La Corte, pertanto, afferma il seguente principio di diritto: ”i dati informatici (files) sono qualificabili cose mobili ai sensi della legge penale e, pertanto, costituisce condotta di appropriazione indebita la sottrazione di un personale computer aziendale, affidato per motivi di lavoro, dei dati informatici ivi collocati, provvedendo successivamente alla cancellazione dei medesimi dati e alla restituzione del computer “formattato””.

Avv. Claudia Pugliese

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